La tirannia dell’Ideale e il senso di inautenticità

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La maschera dell’eccellenza: cosa si nasconde dietro la Sindrome dell’Impostore

Capita spesso di guardare ai propri successi – una laurea, un avanzamento di carriera, il riconoscimento pubblico – e non provare la soddisfazione che ci si aspetterebbe. Al suo posto, emerge un’inquietudine sottile: il timore che tutto sia frutto di un equivoco, che il mondo stia per accorgersi che, in fondo, “non siamo davvero così bravi”. È quel vissuto che oggi definiamo comunemente sindrome dell’impostore. Ma cosa succede se proviamo a guardare oltre la superficie dell’insicurezza?

In un’ottica psicodinamica, questa sensazione di inautenticità è il sintomo di una frattura interna. Fin da piccoli, molti di noi imparano a sintonizzarsi in modo millimetrico sulle aspettative degli adulti di riferimento. Diventiamo bravi, efficienti e conformi per assicurarci l’amore e l’approvazione. In questo processo, si costruisce quello che viene definito un Falso Sé: una facciata di competenza che però non poggia su basi interne autentiche.

Ci si sente impostori perché, in effetti, lo si è rispetto al proprio desiderio: stiamo realizzando l’ambizione di qualcun altro che abbiamo interiorizzato. Il successo diventa così un peso perché conferma l’efficacia della maschera, allontanandoci sempre di più dal nostro nucleo vitale. Comprendere questo conflitto significa smettere di chiedersi come essere “più sicuri” e iniziare a domandarsi di chi sia la vita che stiamo vivendo. La sofferenza, in questo caso, è la voce del Sé autentico che reclama spazio sotto il peso di un Ideale dell’Io diventato tirannico.

Dott.ssa M.I., Nadia Trecca Psicologa Psicoterapeuta Studio di Roma-Todi

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