
Viviamo in un’epoca che stigmatizza la solitudine, identificandola spesso con l’insuccesso sociale o con la tristezza. Eppure, clinicamente, riconosciamo nella capacità di stare soli una funzione psichica vitale e preziosa.
La differenza tra isolamento e solitudine Mentre l’isolamento è una difesa, un modo per proteggersi da un mondo percepito come minaccioso o deludente, la capacità di essere soli è un’esperienza di pienezza. Nasce dalla sicurezza interna che ci permette di sentire che, anche quando non c’è nessuno accanto a noi, siamo “abitati” dai nostri pensieri, dai nostri desideri e dai legami affettivi che abbiamo interiorizzato.
Il silenzio come spazio di ascolto Molti sintomi legati all’ansia o al bisogno compulsivo di “fare” nascono proprio dalla difficoltà di tollerare il silenzio e l’assenza di stimoli esterni. In quel vuoto, infatti, emergono spesso domande e vissuti che preferiremmo non ascoltare. In psicoterapia, il lavoro sulla capacità di stare soli non mira a isolare il paziente, ma a renderlo libero. Solo chi non ha paura di stare solo può scegliere realmente con chi stare, uscendo dalle dinamiche di dipendenza affettiva o dalla sintonizzazione forzata sulle aspettative altrui. Imparare ad abitare la propria solitudine è, in definitiva, la chiave per costruire legami più sani, maturi e consapevoli.
Dott.ssa M.I.Nadia Trecca Psicologa Psicoterapeuta Studio di Roma | Studio di Todi

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