L’EMDR in Psicoterapia: come rielaborare i blocchi emotivi e traumatici

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Negli ultimi anni, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) si è affermato come uno dei trattamenti più efficaci e validati a livello internazionale per la cura del trauma. Spesso, tuttavia, si tende a considerarlo come una tecnica “magica” o puramente meccanica. Al contrario, se inserito all’interno di un percorso psicoterapeutico ad orientamento psicodinamico, l’EMDR diventa un potente catalizzatore capace di accelerare l’elaborazione di contenuti che la parola, da sola, fatica a raggiungere.

Il meccanismo alla base: l’elaborazione dell’informazione

Il nostro cervello possiede una naturale capacità di elaborare le informazioni e di integrare le esperienze all’interno della nostra storia personale. Tuttavia, quando viviamo un evento traumatico — sia esso un incidente, un lutto, o una ferita relazionale prolungata nel tempo — questo meccanismo di elaborazione può “incepparsi”.

L’esperienza traumatica rimane così isolata nel sistema nervoso, conservando intatte le immagini, i suoni, le emozioni e soprattutto le sensazioni fisiche disturbanti del momento in cui il fatto è avvenuto. È per questo che, a distanza di anni, uno stimolo del presente può riattivare quel ricordo con la stessa intensità di allora, facendoci sentire nuovamente vulnerabili o in pericolo.

Come funziona l’EMDR: la stimolazione bilaterale

Il trattamento con l’EMDR utilizza la stimolazione bilaterale (attraverso movimenti oculari guidati o altri stimoli alternati) per riattivare la comunicazione tra i due emisferi cerebrali. Questo processo favorisce la riapertura dei circuiti di memoria “congelati”, permettendo alle informazioni di fluire nuovamente e di essere integrate con le altre conoscenze ed esperienze positive del soggetto.

Dal punto di vista clinico, ciò che accade è una profonda desensibilizzazione: il ricordo non viene cancellato — poiché fa parte della storia dell’individuo — ma perde la sua carica emotiva disturbante. La persona riesce finalmente a guardare all’evento passato con distacco, sentendo che “è successo, ma ora è finito”.

L’integrazione con la prospettiva psicodinamica

Mentre l’EMDR lavora sul processamento dell’informazione traumatica, la prospettiva psicodinamica offre la cornice di senso necessaria per comprendere l’impatto di quel trauma sulla personalità e sulle relazioni.

L’uso dell’EMDR non mira dunque alla sola rimozione del sintomo, ma si pone l’obiettivo di:

  • Sbloccare i nodi emotivi che impediscono la crescita personale.
  • Rafforzare le risorse interne del paziente.
  • Restituire una narrazione coerente e consapevole della propria vita.

Quando è indicato l’EMDR?

Sebbene sia nato per il trattamento del Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD), l’EMDR si è dimostrato estremamente efficace per una vasta gamma di problematiche, tra cui:

  • Attacchi di panico e fobie.
  • Lutti complicati o non elaborati.
  • Traumi relazionali e ferite da attaccamento.
  • Ansia da prestazione e bassa autostima.
  • Disturbi psicosomatici.

Conclusione

L’EMDR rappresenta un ponte prezioso tra le moderne neuroscienze e la clinica del profondo. Permette di trattare il dolore dove risiede — nel corpo e nei circuiti della memoria — restituendo alla persona la libertà di vivere il presente senza essere costantemente invasa dai frammenti di un passato irrisolto.


Dott.ssa M.I., Nadia Trecca Psicologa Psicoterapeuta Studio di Roma | Studio di Todi

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