Il corpo che ricorda: la dimensione psicosomatica del trauma

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Spesso la mente mette in atto meccanismi di difesa per proteggerci da ricordi troppo dolorosi, ma il corpo possiede una memoria differente, più arcaica e viscerale. Quando un’esperienza traumatica o una serie di ferite relazionali non trovano la via dell’elaborazione psichica, esse tendono a depositarsi nel sistema somatico, manifestandosi attraverso sintomi che apparentemente non hanno una spiegazione medica organica.

Perché il corpo “parla” per noi?

In una prospettiva psicodinamica, il corpo è considerato il teatro primario in cui si mette in scena il disagio psichico. Quando l’angoscia eccede la capacità della mente di rappresentarla e narrarla, essa viene “somatizzata”. Questo significa che il dolore, non potendo diventare pensiero, si trasforma in tensione, infiammazione o disfunzione.

Le neuroscienze moderne confermano ciò che la clinica osserva da tempo: lo stress traumatico altera il funzionamento del sistema nervoso autonomo, mantenendo l’organismo in uno stato di costante allerta (iper-attivazione) o, al contrario, di distacco e torpore (ipo-attivazione).

Sintomi fisici del disagio emotivo

Molte persone si rivolgono a un percorso di cura lamentando disturbi che sono, in realtà, tracce di vissuti non elaborati. Tra le manifestazioni più comuni del trauma che “abita” il corpo troviamo:

  • Tensioni muscolari croniche: specialmente a carico della zona cervicale, delle spalle o della mandibola (bruxismo).
  • Disturbi dell’apparato digerente: coliti o gastriti che si ripresentano in corrispondenza di stress relazionali.
  • Alterazioni del ritmo sonno-veglia: insonnia, incubi ricorrenti o sensazione di non riposare mai realmente.
  • Senso di oppressione al petto: spesso confuso con problematiche cardiache, ma legato a stati d’ansia profondi.

L’approccio integrato: dare parole alle sensazioni

Trattare il sintomo corporeo senza interrogarne il senso profondo rischia di essere un intervento parziale. Un percorso psicoterapeutico efficace mira a ricostruire il ponte tra le sensazioni fisiche e i significati emotivi.

L’integrazione della tecnica EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) si rivela particolarmente preziosa in questo ambito. Lavorando sulle sensazioni fisiche associate ai ricordi traumatici, l’EMDR permette di “scaricare” l’energia bloccata nel sistema nervoso, favorendo una risoluzione che non è solo cognitiva, ma profondamente somatica. L’obiettivo è permettere al soggetto di tornare ad abitare il proprio corpo non più come un territorio minaccioso, ma come una dimora sicura.

Conclusione

Ascoltare il corpo è il primo passo per comprendere ciò che la mente sta cercando di proteggere. Sciogliere i nodi somatici attraverso un lavoro di elaborazione psichica permette di liberare energie preziose, restituendo alla persona una sensazione di fluidità e benessere integrato.


Dott.ssa M.I., Nadia Trecca Psicologa Psicoterapeuta ad orientamento Psicodinamico Studio di Roma | Studio di Todi

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