
Spesso, quando pensiamo alla parola trauma, la nostra mente corre immediatamente a eventi catastrofici, incidenti o episodi di violenza manifesta. Tuttavia esistono diverse qualità di esperienza traumatica e si incontrano nella clinica persone che soffrono per un tipo di ferita molto più sottile, ma non meno dolorosa: il trauma relazionale infantile e le sue conseguenze nell’età adulta.
Che cos’è il Trauma Relazionale?
A differenza del trauma singolo (definito “con la T maiuscola”), il trauma relazionale si sviluppa all’interno del legame con le figure di accudimento. Non è necessariamente un evento eclatante, ma una serie di micro-fratture costanti: sintonizzazioni mancate, bisogni emotivi trascurati, o un clima familiare in cui il bambino ha dovuto farsi carico dei vissuti degli adulti.
In ottica psicodinamica, questo tipo di esperienza viene vissuta come una “rottura della continuità dell’essere”. Se l’ambiente non è in grado di rispecchiare e contenere le emozioni del bambino, quel piccolo Sé cresce con la sensazione di dover “recitare una parte” per essere amato, sviluppando quello che chiamiamo un Falso Sé.
I sintomi del trauma non elaborato negli adulti
Molte persone cercano uno psicoterapeuta lamentando sintomi che apparentemente non hanno una causa chiara. Tra i segnali più comuni di un trauma relazionale mai elaborato troviamo:
- Ansia generalizzata e un costante senso di allerta.
- Difficoltà nelle relazioni affettive: la tendenza a scegliere partner che ripropongono dinamiche dolorose (la cosiddetta coazione a ripetere).
- Senso di inadeguatezza: quella voce interiore che dice “non sono mai abbastanza”, spesso legata a un Ideale dell’Io troppo rigido.
- Sintomi psicosomatici: tensioni muscolari, stanchezza cronica o disturbi che il corpo usa per “parlare” quando la mente non trova le parole.
Come la Psicoterapia aiuta a curare le ferite profonde
Il percorso di cura non consiste nel semplice “dimenticare” il passato, ma nel trasformare il modo in cui quel passato vive dentro di noi. Attraverso la psicoterapia psicodinamica, lavoriamo per restituire un senso alla propria narrazione interrotta.
L’obiettivo è creare una “base sicura” all’interno del setting terapeutico, dove il paziente possa finalmente smettere di “agire” il trauma e iniziare a pensarlo. L’integrazione di approcci moderni come l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) può essere di grande aiuto per sbloccare quelle memorie traumatiche che sono rimaste “congelate” nel corpo e nel sistema nervoso, permettendo una guarigione più profonda e duratura.
Conclusione: Riprendere in mano la propria storia
Il trauma ci toglie la libertà di scegliere, obbligandoci a reagire al presente con gli occhi del passato. Guarire significa riappropriarsi della propria soggettività.
Se senti che alcuni schemi della tua vita si ripetono o che un senso di malessere profondo ti impedisce di vivere con pienezza i tuoi legami e i tuoi progetti, sappi che è possibile intervenire. La psicoterapia è lo spazio dove il dolore può essere trasformato in risorsa e dove la ferita può diventare una feritoia attraverso cui guardare il mondo con una luce nuova.


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