
Nel corso del processo di crescita, il corpo non è un semplice dato biologico, ma il luogo primario in cui si gioca la partita dell’identità. In pre-adolescenza e adolescenza, il corpo attraversa una metamorfosi che obbliga il giovane a una complessa operazione psichica: integrare un’immagine nuova, spesso vissuta come estranea o fuori controllo, nel proprio senso di Sé.
Quando il corpo prende la parola
Spesso, quando il disagio psichico non trova la via della parola, è proprio il corpo a diventare il “teatro” del conflitto. Le trasformazioni repentine della pubertà possono essere vissute come un’invasione. In questo contesto, molti dei comportamenti tipici di questa fase — dal ritiro sociale alla cura ossessiva del dettaglio fisico, fino ai segnali di sofferenza più marcati — possono essere interpretati come tentativi di gestire un’angoscia legata alla propria immagine.
In un’ottica psicodinamica, il corpo “parla” quando la mente non riesce ancora a elaborare i compiti evolutivi dello svincolo e della crescita. Il sintomo corporeo diventa così un messaggio: un modo per segnalare un blocco o una difficoltà nel riconoscersi e nel farsi riconoscere dagli altri.
L’identità tra reale e virtuale
Oggi, questo processo di integrazione corporea è reso ancora più complesso dall’esposizione digitale. Gli adolescenti sono chiamati a gestire non solo il loro corpo “reale”, ma anche un corpo “virtuale”, spesso filtrato e sottoposto a un giudizio sociale costante. Questa sovraesposizione può accentuare il senso di inadeguatezza, spingendo alcuni ragazzi verso forme di difesa come il ritiro, dove il corpo viene nascosto allo sguardo altrui per evitare il peso di un confronto impossibile.
L’ascolto clinico della dimensione corporea
Nella pratica clinica presso gli studi di Roma e Todi, l’approccio al disagio corporeo non mira alla semplice correzione del comportamento, ma alla comprensione del significato simbolico del sintomo.
Attraverso la psicoterapia, l’obiettivo è aiutare l’adolescente ad “abitare” nuovamente il proprio corpo, trasformandolo da oggetto estraneo e fonte di ansia a parte integrante di un’identità solida. L’intervento mira a restituire parole alle sensazioni, permettendo al giovane di narrare la propria storia non più solo attraverso il corpo, ma attraverso una consapevolezza nuova di sé.


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